giovedì 16 febbraio 2017

Calamity Song

Philadelphia, 16/02/2025

Il Signore è grande, il Signore è generoso, il Signore ama l'uomo e l'ha dimostrato ancora una volta.  La sua misericordia ha lavato i nostri capi dalla cenere e ha offerto un nuovo inizio ai figli di Cristo. Questa sera tutti hanno potuto osservare la Sua volontà, tutti hanno potuto saggiarne il volere. Gli infedeli cercheranno di insinuare nella vostra mente il seme del dubbio, secondo la volontà del Maligno. Il peccato è il loro messo, la sporcizia il loro sangue...
Le parole rieccheggiano dal piccolo altoparlante del cellulare da due soldi al confessionale in cui Dusk si è infilata. Il respiro nell'ultima ora le è franato troppe volte in gola e gli occhi gonfiati dall'incomprensione frustrata delle bestie non riescono a schiodarsi dall'uomo che parla dritto nella telecamera. Ha la pelle scura, il sorriso vittorioso e abiti ben stirati. Qualcuno potrebbe pensare che il Reverendo si sia vestito a festa, ma Dusk sa che lui quegli abiti ce li ha cuciti addosso, e che la donna che si intravede alle sue spalle ha un fazzoletto nella tasca sinistra dell'abito in lana, una penna nella borsa e la convinzione granitica della propria superiorità morale nello sguardo. 
A Noè Dio donò l'arca, la speranza di una salvezza solo per i giusti, a noi ha donato la via. Spazzeremo per lui l'ontà della perversione che ha condotto gli uomini verso la rovina. La sua mano è tesa, e il nostro cuore è pronto.
Grande è la sua gloria.
Grande è la sua gloria. La bocca di Dusk non riesce a ripetere nessuna delle sillabe che le si sono fermate tra i denti, inciampando in pensieri che le affondano nel cervello come spilli roventi. Ha fumato quasi tutte le sigarette del pacchetto che si era tenuta da parte e respirato quasi tutta l'aria della chiesa fatiscente di cui non riesce a ignorare l'odore di piscio. Si chiede se Murphy alla fine sia passato. 
Spegne lo schermo, blocca il video e caracolla in piedi, scivolando fuori dal confessionale, fuori dalla pallida imitazione di una navata minore e fuori dall'ombra. striscia verso gli scampoli di ceri che illuminano parzialmente l'abside, e alza lo sguardo fino ai piedi lordi del Cristo in croce che nel mostrarle la propria sofferenza sembra quasi farsi beffe di lei. 
Chi muore per un miraggio si merita un bel funerale. 

Philadelphia, 17/02/2025

[interno notte]

La torta è stata lanciata in un angolo, frantumandosi all'interno della carta in cui era avvolta. Il biglietto l'ha accartocciato e il ricordo inghiottito insieme a ogni boccata di fumo dell'ultima sigaretta. Andrà da Spike, riavvolgerà la spirale con un tatuaggio e guarderà i suoi occhi da tossico in erba concentrarsi nel marchiarle la carne. Vivrà, come è stata condannata a fare, e salverà, ucciderà, terrorizzerà e guarderà.  E andrà in clinica a controllare i punti di Jody e a toglierle la morfina. Anche se lei urlerà, minaccerà a bestemmierà.
C'è sempre un che di grottesco in un corpo nudo, nel suo corpo nudo. Riflette mentre percorre ogni centimetro della pelle che ha dolorosamente decorato anno per anno. Tra poco saranno dieci, e lei forse ci arriverà. Forse no, ma non sarà con negli occhi la bellezza del creato. 
Nessuna strizzata d'occhi di stelle complici, bambina. 

Nelle ombre della sera siamo tutti uguali. Lunghe proiezioni caricaturali di ciò che di giorno mascheriamo sotto il pelo della paura. Nel vicolo dei gatti si contendono l'amore di una femmina, e nell'appartamento una serie di piccoli tatuaggi si contendono lo sguardo di Dusk. Uno è stato cancellato. Una bruciatura piccola e circolare ha preso il posto della perla più felice. La carne che brucia le sveglia i sensi. La brace mastica la piccola croce e gli occhi si stringono sull'unica realtà che ormai Dusk riesce a riconoscere. 

 Dio. Dio. Dio. Dio.

Gli uomini lo cercano in ogni volto e lo chiamano con mille nomi diversi. Dicono di non avere bisogno di lui, ne insultano il nome, ne uccidono le creature...e poi si stracciano vestiti e capelli se al pari di una madre affettuosa non accarezza il capo della discendenza afflitta degli uomini.
Ma Dio non è una madre, e Dio non è un padre. Dio è una voce tra le voci, e se il nostro canto si fa sgraziato e violento, il suo non potrà che essere sgraziato e violento.  E Dusk, tra i denti si tiene le uniche parole che continua a non riuscire a pronunciare. La grazia l'ha lasciata nell'ultimo cassetto di ua stanza in cui non è più rientrata.
7/9
E ora copriti e chiudi gli occhi perché domani è un nuovo giorno e devi guadagnarti il prossimo pacchetto di sigarette, puttana.



 

Nessun commento:

Posta un commento