Philadelphia, 24/03/2025
Tiffany ha iniziato il proprio spettacolo nel momento in cui lei si è infilata nella sala principale del Lady Hook, e ora ogni uomo o donna in sala ha la certezza che gli sguardi languidi della valchiria bionda siano sì per tutti, ma-per-me-un-po'-di-più. Probabile che nemmeno si chiami Tiffany, Kimberly, Britney, Courtney, Ivory o uno qualsiasi dei nomi che da tre giorni a questa parte Dusk continua a ripetersi in testa ogni volta che sente su di sè gli occhi troppo grandi e troppo azzurri della spogliarellista. Ma c'è un che di confortante nelle certezze più vili in cui ci si può chiudere quando il cuore ribolle dalla rabbia, nel ripetersi che un nome vale l'altro, che quella è solo una delle tante puttane che gireranno per il nuovo Bunny e che lei ha un intero piano superiore da controllare con la certezza che ogni stanza sarà quella in cui troverà Spike soffocato dal proprio vomito, o peggio dai propri drammi.
Se vedi una che si struscia contro un palo a ritmo di musica, puoi star sicura che il suo nome finisce per Y, topolino.
Ci sono 206 ossa nel corpo di un essere umano adulto, tenute insieme da 68 articolazioni. E con gli occhi inchiodati al relitto di una vecchia palla stroboscopica Dusk è certa che potrebbe contare sulle dita di una sola mano quelle che ancora non le dolgono. Il vecchio Luna Park ha smesso da qualche tempo di mozzarle il fiato in gola quando cala la sera, più o meno da quando ha scoperto che i giochi di luce dei lampioni superstiti contro vetri colorati chimicamente non sono poi tanto diversi da quelli delle cattetrali. Forse hanno persino la stessa sacralità.
A volte bisogna essere rannicchiati un po' come viene in un bruco meccanico riservato ai bambini dai quattro ai dieci anni per allineare tutte le prospettive di uno stesso, banale, momento. E con il culo incastrato in un sedile dall'imbottitura esposta e ingrigita, Dusk allinea rabbia, nostalgia, nausea. Allincea la colpa che si stringe addosso come una coperta troppo calda e troppo comoda per rinunciarci davvero.
Contempla l'ineluttabilità di una condizione da cui non può affrancarsi e lo scheletro color ruggine della ruota panoramica.
Thou shalt not kill. Ma sulla collusione nel commercio di mutanti incinte Dio non ha mai detto niente. Potrebbe bastare questo per scivolare via dall'abbraccio morbido della colpa.
Da lontano le arriva il litigio di due voci maschili che si contendono una stessa donna, o una stessa dose. O lo stesso abitacolo di un autoscontro che a farci più attenzione puzza talmente tanto di piscio che se ci dormi sogni di essere in uno dei cunicoli della vecchia metro abbandonata.
Spike l'ha già mandato a fanculo così tante volte nella sua testa che quando lo scrive sullo schermo scassato del telefono le sembra di accanirsi su un corpo già morto, e lo fa senza un'oncia di remora. Il rimorso potrà mettercelo dopo.
Non lo so. Alla speranza di essere una brava persona ci ho rinunciato da un po'.
Il nome di Jody finisce per Y, ma appena se la immagina a ballare per qualche soldo e due occhiate attorno al palo di un night di Kansas City scoppia in una risata sguaiata che interrompe qualsiasi litigio su donne e autoscontri. Da lontano non ha molto di diverso dai tossici che giudica con la sicumera di chi ha avuto solo carte un po' meno sfortunate. Una massa di trecce che ormai non hanno nè capo nè coda, occhi troppo rossi, occhiaie troppo marcate e un'adolescenza che le rimane aggrappata agli zigomi ma si è annidata in qualche angolo ben chiuso di un cervello che a prendere le cose con calma, non ci riesce neanche quando gli viene negato l'accesso alle menti altrui.
Un inizio sarebbe non trattare come delle merde acciaccate le persone che sono semplicemente gentili.
E' uno dei pochi modi che abbiamo per stare insieme senza parlare.
Ma non devo mica dirti dove sono ogni momento della mia vita, o no?
Ci sono 206 ossa nel corpo di un essere umano adulto, e Dusk inizia ad elencare in ordine alfabetico le proprie mentre si scastra dall'abitacolo che del verde acceso di almeno un decennio prima ormai non ha nemmeno più il ricordo. Il ragazzo che oggi ha obbligato a scarrozzarla fino alla clinica ha gli occhi azzurri e i capelli di un biondo abbacinante. Ormai metà dei tirapiedi del Sindacato sa che Dusk non guida perché i negri al volante li fermano sempre. E non ci vorrà molto prima debba dire che lei al volante non l'ha mai fermata nessuno, perché non c'è mai stata. Nessuna risata esaltata durante le prime lezioni di guida, nessuna madre in pena a fissare il vialetto dove un padre forse un po' troppo severo cerca di spiegare il concetto di retromarcia, nessuna prima uscita di nascosto a fari spenti nel cuore della notte.
mentre passa il pavimento della sala operatoria con tanta ammoniaca da bruciarcisi gli occhi pensa che ci sono troppi pochi vialetti a North Town e non riesce a non chiedersi come abbiano fatto tutti gli altri a imparare a guidare. Perché potrebbe giurare che ci sono troppi pochi vialetti nei loro ricordi.
Che in fondo non gliene frega niente è costretta a ripeterselo almeno un paio di volte.
Dell'abisso di Murphy, delle cicatrici di Elliot, della madre di Spike, dei fratelli di Mick e dei globuli bianchi di Pearl. Del cuore di Leonard e di quello di Jo, dell'isola di Sierra, degli sguardi di Marion del passato di Aleksej, della rabbia di Mare Sherman e del fratello di Nova.
Del bambino di una sconosciuta.
Essere stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idoti.
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