- Topolino...New York, 24/11/2018
- Dormi Hec.
- Dove stai andando?
- Devi mangiare.
Dusk si infila il bomber di Hector dopo essersi allacciata le scarpe. Si sta già avviando alla porta della clinica quando sente il corpo del compagno alzarsi mollemente dal letto, o almeno provarci. Sa già che se si volterà troverà i suoi baffi, il suo sorriso sghembo e il suo petto nudo e troppo magro. Vedrà buchi freschi e le cicatrci vecchie, e sentirà i pensieri di un uomo bambino, che di cattiveria conosce solo quella delle proprie mancanze.
- Senti, ci passi da Billy?
- No.
- Ratto, non mi guardi nemmeno? Quando torni ti racconto di Nakhon Pathom e di quella volta che al mercato sull'acqua ho salvato il figlio di un commerciante di seta.
Hector ha una storia nuova ogni giorno, che spesso cozza con quella del giorno prima e con ciò che custodisce la sua mente. Ma nelle sue storie lui mette l'anima, la stessa che si annida dietro alla dolcezza sgangerata di cui riesce a essere capace. La stessa che costringe Dusk a cacciare un sospiro sfibrato che le svuota completamente i polmoni e che le lascia in gola solo il bisogno di altra aria che cerca con il naso infilato sotto al colletto del bomber scuro. Ad ogni respiro finisce con il chiedersi come faccia un tossico che lascia il letto solo per arrancare fino al tavolo operatorio possa profumare. E come possa un odore dirsi casa. Ed è allora per l'ennesima volta, come ogni volta, che si gira.
- Billy la taglia male e chiede uno sproposito. Vado da Lucky Joe. Dice che se gli rammendo i ragazzi a domicilio per le piccole cose qualche dose ci scappa anche gratis.
- Te l'ho già detto che sei la mia negretta preferita, ratto?
- Dormi Hec.
I vicoli del Bronx ormai li conosce bene. E quando si getta all'esterno, oltre la porta divelta del palazzo in cui Hector ha risicato la propria tana, inizia già a contare i passi che la separeranno dal ritorno. Quando avrà trovato da mangiare per entrambi e la benzina per il suo lampadario. Allaccia completamente il giaccone e ci si nasconde praticamente dentro, annusandone il colletto bruciacchiato dalle scariche del suo proprietario quando i cassonetti si fanno troppo vicini, e l'odore circostante insopportabile. Duemilacinquecento passi, e poi saprà di che bambino Hector non ha salvato a Nakhon Pathom.
Philadelphia, 01/03/2025
Mentre guarda le fiamme del Bunny iniziare ad esaurirsi Dusk non ha lacrime per i morti, ha smesso di averle quasi un anno prima. Non ha lacrime per se stessa e per la solitudine soffocante che si sente addosso, ha smesso di averle quando si è lasciata il confine alle spalle. Se avesse ancora lacrime però, riuscirebbe a piangerle solo per l'ammasso di stoffa sintetica e ricordi che si sta contorcendo sotto il bancone, masticato dal calore che ha già ucciso tutti gli occupanti rimasti nel locale, per cui non riesce ad appesantirsi di pena. Elliot alle proprie spalle viene caricata su una delle auto che sono arrivate in loro soccorso. Murphy e Mick guardano lo spettacolo con l'intimità della scelta, e Jody si prende l'unica pausa che avrà per troppo tempo.
E lei pensa che le cose nel suo cuore ci rimangono sempre per poco. Il calore delle fiamme continua a crepitare davanti a lei, e le nuvole riversano pioggia troppo delicata per servire davvero.Pochi minuti e Dusk si volta, pronta a una notte di lavoro.
Perché lei le porte le chiude sempre a doppia mandata.
Philadelphia, 03/03/2025
Svicola dall'abbraccio alcolico di Spike con tutta la delicatezza di cui è capace, spiaccicandogli in testa un paio di comunicazioni in merito ai suoi spostamenti e raddrizzandosi con la rapidità di un gatto. Poche settimane, e sarà un anno. Un anno dall'ultima volta che si è stesa accanto a una bomba a orologeria pronta ad esplodere se non gli avesse tenuto bloccato l'innesco. Sfiata un sospiro sfibrato e inizia a contare i giorni, le ore. Ha ancora la lucidità necessara per cogliere l'ironia di una notte passata in un abbraccio immobile. Guarda il telefono e scorre la rubrica e i numeri che ha gelosamente salvato. Seleziona, scrive, cancella. Cerca, chiama, ci ripensa e chiude.
Quando si getta all'esterno della casa a due piani in cui Spike ha risicato la propria tana, non ha passi da contare, non ha più punti di rifermento che non siano la clinica, il Lair o il buco che ha deciso di eleggere a dormitorio. Allaccia completamente il
giaccone e cerca di nascondercisi dentro dentro, senza trovare il colletto
bruciacchiato dalle scariche del suo proprietario quando i cassonetti si
fanno troppo vicini, e l'odore circostante insopportabile. Dusk non ha lacrime, ma se le avesse è certa che non riuscirebbe a frenarle.

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