Philadelphia, 14/03/2025, Ore 02:45
Non tutte le abitazioni della North sono palazzi fatiscenti. Alcune sono case singole, fatiscenti. Hanno giardini fatiscenti e cancellate arrossate dalla ruggine, facciate ingrigite dallo smog e - il più delle volte - porte divelte così spesso che nessuno alla lunga si prende la briga di sistemarle di nuovo al proprio posto.
Ma anche nella North capita che ogni tanto qualcuno le pareti provi a riverniciarle. Sucede che ci sia gente così pazza da rinfrescare gli infissi e piantare due fiori, sistemare impianti elettrici e cercare di costruirsi scampoli di normalità dove la sola cosa normale sembra essere morire giovani, soli e neanche granché arricchiti.
La ragazza che barcolla per i tre gradini che la dividono dalla porta che qualcuno ha riverniciato da poco sputa un grumo di sangue in direzione del terriccio brullo poco sotto di lei e si attacca alla maniglia fiondandosi all'interno. Ha il volto livido, il cervello annegato nel liquore annacquato dello Shamrock e i passi frettolosi.
Il padrone di casa intento a contare dosi e soldi neanche lo guarda, gli passa oltre ignorando lui, la coca, il bagno e la pianta che si ostina a controllare ogni giorno come se dovesse morire da un momento all'altro.
- Ce l'hai un modo per sdebitarti, evita che quel cazzo di cactus crepi.
- Ho un gatto, direi che posso farcela con un cactus, sai?
Il tempo di calciare via le scarpe e si è già infilata a letto, con i muscoli pesanti e un dolore a opprimere più il petto che il livido violaceo che imbratta la faccia. C'è qualcosa nel modo in cui curva le spalle e la schiena, in cui avvicina al ventre e ginocchia scoperte da jeans troppo vecchi per non strapparsi. Qualcosa nel modo in cui tende e raccoglie i piedi che non vedono calzini appaiati da anni. Oggi nessuno dei due è bucato, ma il destro augura buon Natale, mentre il sinistro odia i lunedì. È immobile, una statua di sale scuro, un inno alla solitudine.
Ha i pensieri svelti, Dusk, che corrono da un lato all'altro della sua mente sovrapponendo volti, voci e parole. Dietro i suoi occhi il tempo si è riavvolto così tante volte che ormai è come una delle tante porte divelte dei vicoli che ha attraversato per tornare a casa. A che serve dire basta se poi tutto si ripete? Se poi tutto torna tale quale.
E allora ingoia, saliva dal sapore metallico e la tristezza che agli occhi non ci arriva mai. Ignora lo scorrere del tempo e ignora il corpo che si stende dietro di lei. A che serve?
Nelle orecchie le rimbomba ancora una voce. Una donna. Un'accusa rabbiosa che non ha bisogno di essere pronunciata ad alta voce.
- Questa è casa mia.
Topeka, 03/04/2012
- Questa è casa mia.
Il colpo che entrambi i palmi del reverendo Bishop hanno imposto al tavolo scuro su cui sta consumando la cena con la propria famiglia rimbomba per tutta la sala da pranzo. Moyra è al proprio posto e continua sorseggiare zuppa sapida senza fare il minimo rumore. C'è da chiedersi chi l'abbia cresciuta per essere così perfetta. Sua figlia l'ha scoperto da tempo quanto ha dovuto mordere, strappare e lottare per arrivare dove si trova, e quanto sia disposta a fare per impedire che chicchessia le porti via la vita che si è costruita pezzo per pezzo. C'è una ragazzina seduta da sola al lato più lungo della tavolata. Ha una forchetta in mano, il palmo libero sul tavolo e le dita aperte a raggio, in una posa provata e riprovata per essere perfetta. Spalle dritte, tovagliolo sulle gambe coperte da calze bianche e mussola leggera e occhi così gonfi che concorrono solo con la matassa di pensieri che ha in testa.
Ed entrambi sembrano sul punto di esplodere.
- Papà...- Cosa abbiamo detto, Prudence? C'è un solo padre. Ora alzati e fai quello che devi. Questa è casa mia, e gelerà l'inferno prima che io permetta certe blasfemie al tavolo in cui si onora il Signore.
- Sì, Reverendo.
Prudence è obbediente. Gli automatismi dei cani glieli hanno impressi senza botte, senza grandi minacce. A che serve, quando hai la consapevolezza degli occhi di un Dio onnipotente che ti si sono incastrati addosso e non ti lasceranno mai? In pochi minuti è già in una stanza buia, che a fine cena verrà chiusa dall'esterno. Un panno steso a terra per non macchiarsi le calze bianche, occhi chiusi e capo chino. E troppe parole tutte insieme per così poche scuse da dare.
Philadelphia, 14/03/2025, Ore 03:12
Il materasso buttato a terra su cui qualcuno ha disposto lenzuola e coperte supera di una manciata di centimetri il suo, ma per due corpi che non si toccano le sembra tremendamente piccolo. Continua a dare le spalle a Spike, senza ostinazione. La consapevolezza di quanto sarebbe facile rubargli ogni pensiero le incurva di nuovo la schiena e viene spazzata via solo dalla certezza di ciò che ci troverebbe dentro. L'affetto incondizionato dei cani troppo soli, a cui basta una carezza mal fatta.
Quando la mano raggiunge la propria viene colta da un conato di disgusto. Per lui, per lei, per Mare Sherman e per Jody la cui faccia intristita continua a balenarle davanti. Scivola sulla schiena, e poi di nuovo sul fianco, con gli occhi spalancati e annebbiati dall'alcool che inseguono ogni linea sul viso di Spike.
La fedeltà dei cani. Spike le stringe più forte la mano e si addormenta tra sudore, ricordi di una sofferenza che lei non conosce e pensieri a cui non vuole avere accesso.- Che c'è?
- Non rompere.
- Sei tu che mi stai fissando Stitch, che vuoi?
- Fatti i cazzi tuoi.
Perché nel cuore le cose rimangono sempre troppo poco.
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