Philadelphia, 28/01/2025
Le immagini sullo schermo crepato si susseguono a bassa risoluzione, lasciandole negli occhi l'ansia vorace di un dettaglio in più, che possa aiutarla a distinguere i volti nella massa inferocita che si agita vorticante in una preghiera sempre più fitta, sorda ad ogni ragione come la fede più pura deve essere.
Dusk tiene la schiena incollata al calorifero della sala operatoria tirata a lucido. Respira l'odore di ammoniaca e conta ogni tiro di sigaretta chiedendosi se sarà l'ultimo. Ha imparato da poco a far comparire video e ricerche su un telefono, come una bestia primitiva figlia del medioevo imposto, fatto di luci spente e parole sussurrate a bassa voce.
Una voce che ora urla attraverso altoparlanti scadenti, che chiede pietà a un Dio a cui abbandonarsi, ma le cui intenzioni sconosciute vengono sempre accettate con riserva.
I piedi nudi e feriti dalle penitenze che si è scelta bruciano di disinfettante e freddo. Le piante unite amoreggiano, mischiando un credo con l'altro, un'imposizione con un'altra. Nella testa le voci continuano a rigirare, mischiandosi ai volti che non riconosce più, che sfiora da lontano affondando nell'effigie ormai lontana di una vita che non riesce davvero ad appartenerle. La testa le fa male, le gambe le fanno male, e il petto ormai cova un dolore rabbioso che la costringe a stringere l'apparecchio fino a quando la scocca in plastica non scricchiola sotto le dita secche e tatuate, che attutiscono parzialmente il suono della preghiera continua. Pregano per i giusti, pregano per gli ingiusti. pregano per la salvezza dei discendenti di Adamo e delle figlie di Eva. Pregano perché pregare ricorderà a Cristo che la loro fede è grande, e il loro sacrificio li rende primi tra gli ultimi e ultimi tra i primi.
I cani hanno cambiato guaiti, e si inseguono tra i vicoli in una lotta continua che trova i perdenti ad agonizzare sul ciglio della strada che li ha vomitati da pochi mesi. Dusk si chiede se il figlio di Evelyn abbia smesso di piangere, se Elliot sia stata ammazzata di botte in un vicolo, se Ace pianga sulle ferite di qualcuno che lei non riesce a vedere. Se Jo sia andata in overdose, se Lenny abbia preso le pillole e se Moyra abbia finalmente posato le labbra sulla bocca più velenosa, uscendone salva.
La cenere che le cade sui piedi neanche la sente più. Ha contato le dosi di coca, le voci continuano ad urlare, ha contato le dosi di meth, all'improvviso una delle grida più baritonali riaccende una nostalgia dolorosa e aspra, che pulisce via ogni stizza, ogni isteria. Blocca lo schermo e lo riappoggia sul pavimento ancora umido dell'ultima passata di ammoniaca e già lercio dell'ultima sigaretta. Si tiene il mozzicone sulle mani e scopre lentamente la caviglia cercando un sorriso nel retcolo di inchiostro che le imbratta la pelle. La smorfia di allegria allucinata che le torce le labbra riapre ogni spaccatura e la lingua recupera a più riprese il sapore metallico del sangue mentre recupera poche linee e una curva.
Quando la brace preme nella carne quasi il dolore non lo sente. Nelle orecchie l'Hallelujah copre le urla più forti, e l'odore dura poco. In fondo sa di pollo.
8/9, e togliti quel cazzo di sorriso pure dalla faccia.
And I was running far away
Would I run off the world someday?
Nobody knows, nobody knows
And I was dancing in the rain
I felt alive and I can't complain
But now take me home
Take me home where I belong
Would I run off the world someday?
Nobody knows, nobody knows
And I was dancing in the rain
I felt alive and I can't complain
But now take me home
Take me home where I belong
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