martedì 3 gennaio 2017

Free at last

Philadelphia, 01/01/2025


Il reverendo King era un borghese, Ben

Fuma ogni sigaretta come se fosse l'ultima, con gli occhi incollati all'uomo che le sta di fronte e le spalle  al muro di uno dei tanti, troppi, magazzini del porto. Ha addosso la spocchia di chi la vita se l'è presa tutta a colpi in faccia e il sorriso sghembo dei discorsi di poco conto. L'idealismo è per i ricchi, l'idealismo è per i fortunati. L'idealismo è per gli stronzi. 
Per lei ci sono tabacco scadente e giornate che si ripetono tra fogne in cui nascondere la testa e pochi soldi per vendere la sua unica arte. Ben lo guarda fisso, a mento alto e schiena dritta. Il reverendo King era un borghese. E tutto il resto sono solo chiacchiere. Costosissime, inutili chiacchiere. 


Topeka, 14/02/2017

Ce l'hai l'età per un tatuaggio, carboncino?

Sono sei ore che Dusk non fa altro che sorridere. Gira per Topeka con in tasca i duecentocinquanta dollari avanzati da compleanni e natali. È libera, è adulta, e si siede sullo sgabello di un tatuatore senza nome dopo un paio di tira e molla su documenti e permessi che si concludono con la promessa di una sessione pagata il doppio del normale. Può farlo perché è libera, ed essere liberi è il tesoro più grande che un essere umano possa tenersi stretto tra le dita. Perché la libertà, se ce l'hai, non te la toglie più nessuno.
Tra le mani ha un foglio stropicciato, su cui a penna ha tracciato più volte le stesse tre parole che rilegge con orgoglio che gonfia il petto e blocca il respiro. Lo consegna all'uomo che le si è avvicinato con ago e guanti, chiude gli occhi e immagina che tutto sia possibile. 

Free at last


Philadelphia, 02/01/2025

- Dimmi un po', dottoressa, tu cosa volevi fare da piccola?
-  Il reverendo.
- Perché il reverendo?
- Perché tutti li stanno ad ascoltare qualsiasi stronzata dicano, ovviamente. Nessun nobile motivo. 

Mastica metri di terreno mentre torna a casa. I tatuaggi le bruciano sulla pelle, o forse è solo il freddo che si infila sotto al giaccone bucato. Le parole non dette continuano a bloccarle la gola e di tanto in tanto si gira per cercare i movimenti di un cane e della sua padrona. Alle spalle una fontana che a breve verrà spenta e un dialogo che l'ha lasciata sfibrata, stanca, vinta.  

Per cosa?

Cammina, e lo fa sempre più velocemente. Alle sue spalle ormai nient'altro che strade sempre più sottili, palazzi sempre più bassi e vicoli sempre più zitti. Le sigarette  le ha finite e la testa le rimbomba di un dolore sordo e continuo, che si mischia a domade prive di risposta e alla pioggia che inizia a caderle in testa, costringendola a schiacciarsi sotto a un cornicione slargato, vecchio. 

Per cosa?
Si rigira in una coperta logora, su un materasso nudo. Gli anfibi li ha buttati di lato, lo zaino l'ha infilato nel piccolo armadio lasciato dall'inquilino prededente. Evelyn è riuscita a far smettere il figlio di piangere e Dusk fissa con insistenza astiosa il coltello a serramanico che sosta accanto a lei, aperto e in attesa. La posa storta dell'avambraccio le offre poche lettere, sulle quali concentra tutto il proprio astio in una serie di occhiate sfibrate, che durano il tempo di un sonno esausto. 

Free at last.



 

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